[branded to kill]
tales from reconstruction
 





giovedì, novembre 24, 2005

traversa di wexford street, Dublino, sabato sera. in fila come dentro a un film, in attesa di entrare al whelan, concerto degli americani National.  Tre giorni di luce intensa spazzano via l’accozzaglia di luoghi comuni prodotti in serie come cartoline, Dublino come Napoli, riconquistate con poco, quando di straforo, quando di petto. Poso le insegne di guerra della metropoli, croce e privilegio, cedo a questa naturalezza, stupito quanto basta di sapere che il primo ad essere a suo agio è il sottoscritto. Di ogni sguardo mi impossesso, ogni passo mi appartiene, la lingua s’arrende, troppe linee da richiamare all’ordine, voglia di mettere un punto, rischiare un bacio, schizzare dentro, restare, rimanere festa. 

postato da: sixten | 17:05 | commenti

"Can you tell the difference
Between a pebble and the boy
Far away in the distance with the sun in you eyes
Can you see the foot prints
That have merged with the sand
And you’re trying to find them
You find only dry land"

Canzoni a solo, chitarra e voce, che diano il senso dell’ultima chiamata, del tutto per il tutto, dell'attimo prima dell'effrazione. esecuzioni reiterate sul lettore, chiavi che girano nella toppa, perfect circle tutto intorno.   

postato da: sixten | 15:14 | commenti

mercoledì, novembre 23, 2005

 ho un ricordo di stanotte, una tipa che asserisce "piazzale della radio non dista poi molto da nairobi" chiederò lumi a Maporama. mi disturbano in dance hall presenze estranee, papponi e mignotte, e non è una metafora: ma la selezione? e quelli che pure il martedì entrano col fomento? al sabato! al sabato!  cmq, ho un debole per Max Pezzali e Robbie Williams. Vallo a spiegare ad Aphex Twin...

 

postato da: sixten | 13:22 | commenti

giovedì, novembre 17, 2005

 

Barlumi di flipper alle spalle come mance distratte, quattro del mattino, giornali di annunci, orologi immensi e improbabili marche di caffè, polizia che sorseggia, lei dall’altra parte del bancone somiglia a suo padre e non lo immagina che ci conosciamo, quel mascara sugli occhi a un passo dall’essere sbavato, ritorno con la mente a visi impressioni memorie istantanee, autoscatti per mettersi alle spalle qualcosa, qualcuno, una giornata, i pensieri.
Ci si ritrova nei ritagli del tempo ad andare in giro a saldare debiti anche remoti, non per sentirsi leggeri, ma più liberi di farne altri. Liberi, libertà, libero: di cosa poi non saprei, ma intanto arrivano o si cercano/dispacci dal mondo, segni di cambiamento che ci facciano salire all’ultimo in carrozza.

Tutto il resto del giorno sta dentro cambiamenti continui, si vive full time open space pura azienda 100%, ovunque motori, teste pensanti mai pesanti, espresso, immediato, soluzioni e mai problemi.
Fuori si vive di taglio, di apparizioni defilate, in sordina, degne di sospetto, di verità urtate sulla soglia delle serate, di incontri a pezzi e bocconi, di intese solo annunciate, di sorrisi, ammiccamenti di come stai tutto bene non c’è di che, di roba che passa di mano, di elettrica & british, di remix sopra la testa, hello!hello! a battere il tempo d’oltremanica.
Si vive di poca autonomia, di intenzioni scalfite di scarne parole, sigarette riaccese, si vive di spizzo, di autoscatti forzati nello specchio, in cerca dell’ombra giusta, del chiaroscuro che illumini il resto, di espressioni in posa tra la gente che diano l’effetto di un movimento, si vive così, rapidi e furtivi, laser verdi sopra corpi in sballo, una punizione di seconda sotto al sette, let’s roll you tape, kitarre che ti danno ragione oltremisura, qualcosa si afferra con la coda dell’occhio, e si porta a casa, e allora puoi veder dove sono finiti i volti di un sentimento so real so creep, lì, dentro gli scatti dolci e ostinati di Pat, e sono come vene della notte e rosse e verdi, blu e gialle, mods and fetish, ognuno il suo, compreso il mio, ecco questo te lo dovevo.

 

 

postato da: sixten | 17:12 | commenti