[branded to kill]
tales from reconstruction
 





martedì, settembre 27, 2005

È l'autunno del mio secondo anno a Parigi. Ci sono stato mandato per una ragione che ancora non sono riuscito a penetrare. Non ho nè soldi, nè risorse, nè speranze. Sono l'uomo più felice del mondo. Un anno, sei mesi fa, pensavo d'essere un artista. Ora non lo penso più, lo sono. Tutto quel che era letteratura mi è cascato di dosso. Non ci sono più libri da scrivere, grazie a Dio. E questo allora? Questo non è un libro. È libello, calunnia, diffamazione. Ma non è un libro nel senso usuale della parola. No, questo è un insulto prolungato, uno sputo in faccia all'Arte, un calcio alla Divinità, all'Uomo, al Destino, al Tempo, all'Amore, alla Bellezza... a quel che vi pare. Canterò per voi, forse stonando un po', ma canterò. Canterò mentre crepate, danzerò sulla vostra sporca carogna... (....) Tania, a te canto. Vorrei saper cantare meglio, più melodiosamente, ma forse tu non avresti mai consentito ad ascoltarmi. Hai sentito cantare altri e ti hanno lasciata indifferente. Cantavano troppo bene, o non abbastanza. È il venti e rotti di ottobre. Non sto più dietro al calendario. Oh Tania, dov'è ora la tua fica calda, le tue giarrettiere unte, pesanti, le tue cosce morbide, piene? (...)Dopo di me potrai ricevere stalloni, tori, arieti, anatre, sanbernardi. Ti potrai ficcare nel retto rospi, pipistrelli, lucertole. Potrai cacare arpeggi, se vuoi, accordarti una cetra sull'ombelico. 

postato da: sixten | 18:08 | commenti