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giovedì, novembre 24, 2005
traversa di wexford street, Dublino, sabato sera. in fila come dentro a un film, in attesa di entrare al whelan, concerto degli americani National. Tre giorni di luce intensa spazzano via l’accozzaglia di luoghi comuni prodotti in serie come cartoline, Dublino come Napoli, riconquistate con poco, quando di straforo, quando di petto. Poso le insegne di guerra della metropoli, croce e privilegio, cedo a questa naturalezza, stupito quanto basta di sapere che il primo ad essere a suo agio è il sottoscritto. Di ogni sguardo mi impossesso, ogni passo mi appartiene, la lingua s’arrende, troppe linee da richiamare all’ordine, voglia di mettere un punto, rischiare un bacio, schizzare dentro, restare, rimanere festa. |